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lunedì 20 ottobre 2014

Libri Al Cinema #7

20:16 6
Ciao a tutti! Dall'ultima volta che ho aggiornato questa rubrica sono successe una miriade di cose!



Dunque, è tempo di rimediare e aggiornarvi su ciò che è successo in campo cinematografico.



CITTÀ DI CARTA

E' stato annunciato l'intero cast di Città Di Carta, film tratto dall'omonimo romanzo di John Green.
Ecco gli attori che interpreteranno i ruoli principali:



Cara Delevingne è l'unica del cast che ancora non mi convince, devo vederla sullo schermo con trucco e parrucco giusti per capire se mi piace o no. Il resto del cast invece è una bomba! Erano esattamente così che me li immaginavo, è perfetto! Ora resta solo da vedere il film che uscirà il 19 giugno 2015 negli USA (in teoria).



IL CANTO DELLA RIVOLTA PT. 1

E' uscita una nuova clip con scene di Katniss che ritorna al distretto 12 dopo che è stato distrutto. In più in sottofondo si sente la canzone che Lorde ha scritto per il film, Yellow Flicker Beat (qui per ascoltarla).



Vorrei fare una piccola considerazione. Inizialmente ero entusiasta della promozione del film, sembrava che noi fossimo i capitolini a Capitol City e i produttori ci mandavano brevissimi video dal distretto 13. Una genialata.
Le cose però andando avanti si sono fatte solo fastidiose. Sinceramente manca un mese all'uscita del film e abbiamo un solo trailer, qualche clip da pochi secondi e una sola canzone della colonna sonora. Nient'altro. L'attesa a questo punto ha solo snervato.



THE MAZE RUNNER - COMMENTO

La settimana scorsa sono andata a vedere The Maze Runner al cinema. Ho già scritto un breve commentino su facebook, ma volevo riprendere un po' il mio pensiero anche qui.
Il film mi è piaciucchiato. Non ho una preferenza tra libro e film in questo caso, perché entrambi facevano cilecca in alcune parti e non davano spiegazioni convincenti. Una cosa che ho notato però guardando la statistica della pagina, è che moltissime persone sono finite nel blog cercando in google "The Mase Runner spiegazione". Ho trovato la cosa abbastanza divertente da una parte, ma dall'altra fa pensare... è vero, il film non era molto chiaro, se non hai letto il libro esci dalla sala dicendo "Ma che c...?", però vi assicuro che anche il libro non è da meno. Il primo libro/film è solo d'introduzione a ciò che avverrà dopo, quindi non preoccupatevi se non avete capito nulla, era quello lo scopo.
Tornando alla trasposizione cinematografica, ci sono stati molti cambiamenti rispetto al romanzo, ma nulla di colossale. Erano tutte piccole modifiche che alla fine si sono incastrate bene. Mi dispiace solo che non abbiano reso il linguaggio dei Radunai... cos'era quel "pivello"? Si dice "pive", pive!


P.S. Vi racconto una cosa imbarazzante che mi è successa mentre guardavo il film. 
[SPOILER IMPORTANTE!!!] ---> sottolinea il testo sottostante per leggere.
Praticamente, verso la fine film Chuck muore. Beh, in quell'esatto momento mi è partito un attacco di ridarola che non riuscivo più a fermarmi e dovevo nascondermi per non farmi vedere dalla mia amica che partiva a ridere anche lei e per non farmi sentire dal resto della sala che era in assoluto silenzio (qualcuno penso che piangesse, addirittura). La causa di tutto ciò? Mi sono messa a pensare "Chuck... Cik-Chuck, Cik-Ciak!". Non avevo assunto nessun tipo di droghe, lo giuro, non so perché mi son messa a ridere facendo la figura della sadica insensibile. :S


LET IT SNOW

Let It Snow, una raccolta di tre racconti scritti da John Green, Lauren Myracle e Maureen Johnson, è stato opzionato per diventare un film.
Le case cinematografiche stanno facendo i salti mortali per accaparrarsi i diritti cinematografici sui libri di Green e sta volta ha vinto la Universal Pictures.
Let It Snow è ancora inedito qui in Italia e narra tre diverse storie accadute durante la Vigilia di Natale nel bel mezzo di una tormenta di neve.
Per ora non si sa nient'altro.

fonti



THE MORTAL INSTRUMENT SERIE TV

Penso che ormai tutti voi siate a conoscenza della notizia bomba che ha sconvolto i fan di Shadowhunters in questi giorni: The Mortal Instrument proseguirà come serie TV e non più come film.
A tal proposito sono sorte una miriade di domande da parte dei fan e qui vorrei un attimo ricapitolare e fare chiarezza

E' certo che TMI diventerà una serie TV? No. Per ora è ancora tutto da vedere, prima bisogna scrivere un copione, trovare una rete televisiva che acquisti i diritti e poi si penserà a tutto il resto, cast incluso. Se tutto va bene le riprese potrebbero cominciare con l'anno prossimo, il che significa che la serie TV potrebbe uscire a settembre/ottobre 2015.
So che a moltissimi non va che venga fatto il telefilm, tanto da arrivare a parlare di boicottaggio, io però vorrei ricordare che l'alternativa non è il film, ma nulla. Personalmente avrei preferito una serie tv fin da subito, perché ci sarebbe stata la possibilità di approfondire meglio temi e personaggi dei libri che in un film vengono necessariamente tagliati. Sì, c'è il rischio che succeda una cosa alla The Vampire Diaries, ma ci sono comunque serie come Outlander che sono fedelissime ai libri.
Il cast rimarrà lo stesso? Non si sa. Difficilmente il cast rimarrà lo stesso, un po' perché certi attori non sono attori da serie TV e non si "abbasserebbero" a fare televisione piuttosto che cinema (ad esempio Lily Collins), un po' perché un telefilm è un grosso impegno che prende un sacco di tempo e non è detto che gli attori del precedente cast non abbiano altri impegni. Sinceramente io non sono troppo dispiaciuta se lo cambiano, quel cast non mi ha mai convinta, avrei salvato solo Godfrey Gao come Magnus e Robert Sheehan come Simon. Inoltre, come ha scritto la stessa Cassandra Clare, non è detto che nuovo implichi brutto, guardate Sherlock Holmes: moltissimi amano sia la coppia Robert Downey Junior/Jude Law (film) che quella Benedict Cumberbatch/Martin Freeman (serie tv) eppure sono attori diversissimi tra di loro.
La serie TV riprenderà da dove è finito il film o ricominceranno da capo? Non si sa neanche questo. Ci sono telefilm che hanno ripreso da dove era terminato il film (Buffy L'Ammazza Vampiri), ma comunque dovranno fare in modo che anche chi non ha visto il film possa comprendere cosa è successo prima.

Davvero, a me non sembra una brutta notizia, anzi, significa che potremo fangirlare per molto più tempo e ogni settimana avremo nuove immagini promozionali e clip. Pensateci! Inoltre, se la serie TV dovesse andare bene, le possibilità che anche The Infernal Devices diventi una serie tv/film aumentano a dismisura rispetto a prima... e io VOGLIO qualcosa su TID!


AGGIORNAMENTO 22/10/14

Ho appena scoperto nuove notizie per quanto riguarda la serie tv di TMI! 

  • Lily Collins ha dichiarato in un'intervista in occasione della premiere di Love, Rosie a Roma due giorni fa, che lei non ha ancora ricevuto nessuna proposta per partecipare alla serie come Clary.
  • Ed Decter sarà lo showrunner dello show
  • Gli episodi dureranno un'ora 
  • La serie ripartirà da Città di Ossa




Nanw.

mercoledì 10 settembre 2014

Tag: Colpa Delle Stelle

15:54 1
In occasione dell'uscita del film tratto dal romanzo di John Green nelle sale cinematografiche italiane, ho pensato di fare questo tag carino che gira da un po' in internet. Pronti? Via!


1. Come sei venuta/o a conoscenza del libro?

Mmmh... il primissimo contatto l'ho avuto in qualche sito per scaricare libri (legalmente). Ho scaricato l'anteprima ma poi è rimasta lì nel mio Kindle perché ero sicura che la storia fosse troppo dolorosa per il mio povero cuoricino (avevo ragione) e la trama non mi convinceva al cento per cento (ammettiamolo, non rispecchia quasi per niente il libro!). Poi un giorno a Verona, mentre aspettavo il treno, sono entrata alla Feltrinelli e ho visto una copia solitaria, così l'ho comprata. Ho iniziato il libro sul treno e l'ho finito il giorno stesso.


2. Qual è la tua parte preferita del libro?

Penso l'inizio: quando Hazel e Gus s'incontrano. Capisci subito che sono due persone speciali, e non per la malattia, ma per la loro intelligenza e i loro caratteri piuttosto particolari. Poi il discorso di Isaac al pre-funerale... piangevo e ridevo contemporaneamente, e penso che non ci sia mai riuscito nessun altro autore.


3. Qual è la tua citazione preferita dal libro? (No spoiler)

Solo una? Really? Ma vaaa!


  • A volte leggi un libro e ti riempie di uno strano zelo evangelico che ti convince che il mondo frantumato che ti circonda non potrà mai ricomporsi a meno che, o fino a quando, tutti gli esseri umani non avranno letto quel libro. E poi ci sono libri come Un'imperiale afflizione, di cui non puoi parlare con l'altra gente, libri così speciali e rari e tuoi che sbandierare il tuo amore per loro sembrerebbe un tradimento.  


  •  I miei pensieri sono stelle che non riesco a far convergere in costellazioni.


  • Hazel conosce la verità: la probabilità che abbiamo di ferire l'universo è pari a quella che abbiamo di aiutarlo, ed è molto probabile che non faremo né l'una né l'altra cosa.

4. Pensi che il film sarà all'altezza del libro?

Ho visto il film qualche tempo fa e... non ho versato una lacrima, neanche gli occhi lucidi... Al contrario con il libro ho pianto per un'oretta buona (gli ultimi sei capitoli smettevo e ricominciavo senza controllo e non riuscivo a leggere con gli occhi appannati!!!). Direi che questo dice già molto.
Comunque il film non è brutto, lo hanno fatto molto bene anche se alcune parti sono state tagliate o modificate. Shailene e Ansel sono perfetti in quei ruoli. All'inizio non mi convincevano, però poi vedendo il film ho capito che non potevano trovare attori migliori per quelle parti.


5. Quale canzone ti ricorda della storia? (NON una canzone della colonna sonora)

Oh mamma, anche per questo punto ne avrei più di una... Mmmh, facciamo così: la prima è la canzone "allegra" e la seconda quella deprimente.



It's Time di Jamie McDell è stata una scelta semplice perché, beh, è stata scritta per il libro, quindi ho un po' barato.



Crash dei Sum 41 è una delle mie canzoni preferite e penso rispecchi perfettamente l'ultima parte del libro. E' una delle canzoni più tristi al mondo però la trovo davvero bella (io sono da canzoni deprimenti, non ci posso far nulla). :')



6. In che modo ti ha colpito la storia?

Non è una storia sul cancro. Anche se ci sono dei ragazzi malati di cancro, non è quello il tema principale ed è incredibile perché chiunque altro si sarebbe fermato a parlare delle condizioni dei bambini e degli adolescenti malati, invece John Green è riuscito a tirare fuori le parti migliori di questa storia. Tutti noi ce lo ricorderemo come uno dei libri più tristi nella nostra libreria, però ci sono state anche molte risate e in realtà ciò che ci ha colpiti e fatti sognare fin dall'inizio è la relazione di Hazel e Augustus. 
Un'altra cosa che mi colpisce sempre dei libri di Green è che gli adolescenti di cui parla non sono stupidi, non vanno per stereotipi. Per una volta ci sono due protagonisti maturi e fin troppo coscienti della realtà che li circonda. 
Penso che ognuno di noi in qualche modo sia stato toccato da questa malattia fin troppo diffusa, quindi molti provano empatia per questi personaggi che, nonostante tutto, sanno ancora sperare e vedere il bello della vita.

Nanw.

mercoledì 28 maggio 2014

Will Ti Presento Will - John Green e David Levithan

18:58 0
Ed ecco un'altra recensione! Oggi ci do dentro altrimenti vi faccio aspettare troppo.
Will Ti Presento Will fa parte del genere YA (ultimamente leggo solo YA, sarà perché sono in un momento di confusione e crisi emotiva quindi devo peggiorare la mia situazione ponendomi un sacco di domande) ed è stato scritto a quattro mani da John-il-mio-amore-Green e David Levithan, il quale non è mia intenzione sminuire non appioppandogli qualche soprannome sdolcinato da fan impazzita, è che semplicemente non ho mai letto nulla di suo.


Trama:
Una sera, nel più improbabile angolo di Chicago, due ragazzi di nome Will Grayson si incontrano. Dal momento in cui i loro mondi collidono, le vite dei due Will, già piuttosto complicate, prendono direzioni inaspettate, portandoli a scoprire cose completamente nuove sull'amicizia, l'amore e su loro stessi. 


 
Valutazione

Recensione:
 Stare con qualcuno è una cosa che scegli. Essere amici è una cosa che sei e basta.
Immagino abbiate notato che la mia valutazione è bassina per essere un libro scritto da Green... il punto è che, non so, non mi ha presa troppo. Mi aspettavo decisamente di più da questi due autori, invece è come se scrivendo insieme si siano smorzati l'un l'altro. Non c'erano molte riflessioni filosofiche di Green, quelle che tanto amo, quindi ci sono rimasta un po' male.
Se ve lo steste chiedendo (e so che è così), sì ci sono personaggi omosessuali, e no, non c'è alcuna storia d'amore tra i due Will. A questo punto voglio essere chiara: non ho problemi di omofobia e non è stato questo argomento a farmi piacere di meno il libro, in nessun modo.
Il libro si divide in capitoli alterni dai punti di vista dei due Will. Will 1 (chiamiamolo così per comodità) mi è piaciuto molto come personaggio. La sua filosofia di vita per evitare problemi è molto saggia (1. Fregatene; 2. Stai zitto) e poi è decisamente credibile; il tipico adolescente introverso ed equilibrato che si prende una cotta per una ragazza ma è troppo impacciato per dirle i propri sentimenti chiaramente. 
Non sono intelligente. Non sono figo. Non sono simpatico. Non divertente. Io sono così: un grande non.
Will 2, invece, non lo sopportavo. Penso che sia uno dei personaggi più fastidiosi, cinici e depressi di sempre. Ogni volta che arrivavo al suo capitolo mi veniva il mal di pancia all'idea di legger la storia dalla sua prospettiva morbosa e tormentata. L'assoluto menefreghismo nei confronti della vita di questo personaggio viene addirittura espressa nella scrittura: Will 2 infatti scrive senza mettere NEANCHE UNA LETTERA MAIUSCOLA. E' stato un tormento vedere tutte quelle minuscole!
sono costantemente indeciso tra ammazzarmi e ammazzare tutti quelli che mi stanno attorno.
Tornando ai personaggi, assolutamente degno di nota è Tiny Cooper, il migliore amico sovrappeso e omosessuale di Will 1. Per chi ha letto un qualsiasi Shadowhunter, prendete Magnus Bane, fatelo ingrassare (tanto) e il gioco è fatto: avrete un favoloso Tiny Cooper in tutto il suo scintillante splendore! Scherzi a parte, Tiny è davvero un bel personaggio, tanto che alla fine il romanzo, pur essendo raccontato dai due Will Grayson, gira tutto intorno a lui.
 Si possono dire molte brutte cose di Tiny Cooper. Io lo so bene, perché le ho dette. Ma per essere un tizio che non ha la minima idea di come gestire le proprie relazioni, Tiny Cooper è piuttosto brillante quando si tratta del cuore spezzato degli altri. Tiny è come una specie di spugna gigantesca che risucchia pene d'amore perduto ovunque vada. Ed è quello che succede con Will Grayson. L'altro Will Grayson, voglio dire.
la maggior parte della gente grassa suda anche solo a portarsi un cioccolatino alla bocca, ma tiny è troppo favoloso per sudare.
Altra cosa che non mi è piaciuta è l'uso esagerato del "linguaggio giovanile", se così si può definire. Io personalmente non parlo in quel modo osceno e nemmeno i miei amici, se così fosse sarebbe il caso di lavarsi la bocca con il sapone.
Ma tralasciando questi particolari, il romanzo è comunque ben scritto e scorrevole. Nonostante i punti di vista si alternino, non ci sono discrepanze che ti fanno perdere il filo della storia, tutto è amalgamato alla perfezione. La storia è molto divertente e le tematiche affrontate sono importanti ma non vengono mai affrontate con pesantezza o riflessioni moraliste.
quando le cose si rompono non è la rottura in sé che impedisce loro di tornare com'erano prima, è perché si perde un pezzettino e le due parti che restano non si potrebbero incastrare nemmeno se lo volessero. è la forma nel suo insieme ad essere cambiata.
Non penso che Will Ti Presento Will sia un brutto libro, anzi nel complesso mi è piaciuto, è solo che mi aspettavo molto di più e alcune cose non mi sono piaciute quindi non me la sono sentita di dargli più di tre punti e mezzo. Tuttavia non fatevi influenzare troppo dalla mia opinione, in molti altri blog è valutato molto bene, quindi vi consiglio di leggerlo e farvi un'opinione vostra.



Nanw.

martedì 6 maggio 2014

Città Di Carta - John Green

16:38 5
Ciao a tutti, oggi recensisco Città Di Carta, secondo romanzo scritto da John Green (l'unico e inimitabile). 
Leggere tutti i libri di John Green è diventata la mia missione da quando finii Colpa Delle Stelle, e Città Di Carta è ufficialmente il quarto romanzo che leggo [adesso ho iniziato Will Grayson, Will Grayson, l'ultimo che mi rimane da leggere :'( ]. Su Facebook molti me ne avevano parlato bene, così, non appena l'ho visto disponibile internet, l'ho comprato subito. Alla fine di questa lettura posso dire che mi avete consigliata bene! ;)

P.S. Non so se lo sapete, ma anche questo libro di John Green diventerà un film!

Trama:
Quentin Jacobsen è sempre stato innamorato di Margo Roth Spiegelman, fin da quando, da bambini, hanno condiviso un'inquietante scoperta. Con il passare degli anni il loro legame speciale sembrava essersi spezzato, ma alla vigilia del diploma Margo appare all'improvviso alla finestra di Quentin e lo trascina in piena notte in un'avventura indimenticabile. Forse le cose possono cambiare, forse tra di loro tutto ricomincerà. E invece no. La mattina dopo Margo scompare misteriosamente. Tutti credono che si tratti di un altro dei suoi colpi di testa, di uno dei suoi viaggi on the road che l'hanno resa leggendaria a scuola. Ma questa volta è diverso. Questa fuga da Orlando, la sua città di carta, dopo che tutti i fili dentro di lei si sono spezzati, potrebbe essere l'ultima.


Valutazione

Recensione:

La città era di carta, i ricordi no.

Ormai lo saprete già quanto io ami questo autore, quindi non mi soffermerò ad elogiarlo come ho fatto negli altri tre suoi romanzi che ho recensito (Colpa Delle Stelle, Cercando Alaska, Teorema Catherine, nel caso vogliate leggere i miei complimenti iperbolici).
Trovo sempre abbastanza difficile parlare dei libri di John Green; forse perché spesso mi sento vicina ai personaggi, forse perché uno dopo l'altro mi hanno incantata e trascinata nel pieno della storia. Il punto è che questi sono quei libri in cui ci metti un pezzettino di te stesso e quindi poi diventa difficile parlarne ad altre persone.
Non ho intenzione di fare una classica recensione questa volta; piuttosto trovo più sensato fare un paragone o un'analisi un po' più profonda.
Tu ascolti gli altri per cercare di capirli e ascolti tutte le cose orribili e meraavigliose che fanno a se stessi e alle persone che li circondano, e alla fine ti sarai esposto molto più tu di quelli che hai cercato di ascoltare.
Iniziamo parlando dei personaggi: Quentin è un alter ego di Miles e Margo di Alaska e fin qui non ci piove. Questo è uno dei motivi per cui non ho dato punteggio pieno a questo libro; inizialmente erano troppo simili nonostante, con il proseguire della narrazione, sia Quentin che Margo (più quest'ultima, ad essere sinceri) si sono un po' distaccati dai personaggi del primo
romanzo di Green.
A parte in Colpa Delle Stelle, negli altri romanzi il protagonista e l'amore della sua vita (?) si assomigliano sempre caratterialmente, quindi, dopo aver letto quattro romanzi di questo autore, mi viene da pensare: "E se ci fosse qualcosa di autobiografico?" La risposta dev'essere per forza sì, pure Freud lo capirebbe (e io sono dell'opinione che Freud non capisca quasi nulla).
Ma senza psicanalizzare ulteriormente questo povero scrittore, andiamo avanti. Quentin è il solito ragazzo sfigato che pensa di non saper far nulla e il cui unico scopo nella vita è essere equilibrato e progettare il proprio futuro come ogni bravo ragazzo. Margo è l'esatto opposto. Lei vive di momenti, è sempre in fuga ed è una stronza egocentrica (bisognava dirlo). 
Margo ha sempre amato i misteri. E difronte a tutte le cose che sono successe dopo non ho mai smesso di credere che li abbia amati così tanto, i misteri, da essere diventata lei stessa una di loro.
Tuttavia, entrambi sono molto intelligenti e riflessivi, e spesso dai loro discorsi vengono fuori ragionamenti maturi, quelli che ogni adolescente ha paura di affrontare per non sembrare troppo profondo (ah, la paura adolescenziale di essere intelligenti è qualcosa che mi sfugge!).
I personaggi secondari sono quelli che riescono meglio a Green: sono più particolari e colorati, sono il ritratto perfetto dei tipici adolescenti del ventunesimo secolo, quelli che non perdono troppo tempo ad analizzare ogni singola sfaccettatura, quelli a cui importano le feste e i balli e le scarpe e le macchine; ragazzi di carta. Ma alla fine anche i ragazzi di carta riescono ad assumere più di due dimensioni; ognuno di loro risulta essere diverso da quello che pensavi che fosse.
E probabilmente è proprio questo che John Green voleva esprimere con questo romanzo: per quanto tu possa essere vicino ad una persona, non la conoscerai mai veramente. Non conosci nemmeno te stesso, figuriamoci gli altri!
Ce cosa ingannevole, credere di una persona che sia più di una persona.
Mi è piaciuto molto questo libro perché mi ha posta difronte a quesiti che prima o poi tutti noi ci facciamo e alle diverse risposte che ognuno di noi ha. Non è semplicemente un romanzo per ragazzi, è una riflessione sulla vita e sulle scelte che ognuno di noi è costretto a fare prima o poi. Trovo che John Green abbia reso alla perfezione il senso di inadeguatezza e paura che ogni adolescente prova affacciandosi al proprio futuro.
Insomma, smettila di guardare il cielo, altrimenti uno di questi giorni abbasserai gli occhi e ti accorgerai che sei volato via anche tu.
Come potrete notare, sto inserendo una citazione ogni tre righe e non perché non abbia nulla da dire (c'è anche troppo e sto cercando di limitarmi per non essere noiosa!), ma perché ci sono delle parti in questo libro che sono assolutamente poetiche. Amo le metafore che Green riesce a costruire, amo il suo modo di scrivere e l'attento studio della psicologia degli adolescenti. Ecco, John Green è uno dei pochi autori che non scrive di adolescenti idioti, ma capaci di essere più acuti e riflessivi di molti adulti.
Il finale mi ha lasciata un po' perplessa... ad essere sincera non ho neanche capito bene cosa sia successo, semplicemente è finito. Così, di punto in bianco, quando io avevo ancora tante domande e poche risposte.
E tutt'a un tratto capii come si sentiva Margo Roth Spiegelman quando non era Margo Roth Spiegelman: vuota. Circondata da mura altissime. La immaginai stesa a dormire sul tappeto con quel pezzettino frastagliato di cielo sulla testa. Margo doveva essersi sentita a suo agio lì perché la persona Margo viveva sempre così: in una stanza abbandonata, con le finestre sbarrate e la lice che filtrava da qualche buco nel soffitto. Sì. L'errore fondamentale che avevo sempre fatto - e che lei mi aveva lasciato fare, a onor del vero - era questo: Margo non era un miracolo. Non era un'avventura. Non era una cosa incantevole e preziosa. Era una ragazza.
Vi consiglio vivamente questo libro, soprattutto se siete arrivati ad un punto nella vostra vita in cui l'unica soluzione è fare una svolta. Le storie "on the road", di solito, riescono ad ispirare.
Non mi ricordo come finì: se me ne tornai a letto o se fu lei ad andarsene. Nella mia testa non è mai finita. Siamo ancora lì che ci guardiamo, per sempre.
Nanw. 

giovedì 3 aprile 2014

Teorema Catherine - John Green

06:30 2
C140! Oggi è tempo di numeri e un po' di matematica. No, non scappate, non ho intenzione di spiegarvi gli integrali! Tuttavia non posso mentirvi, in questo libro c'è la matematica (molto semplice, ve lo assicuro) e, che vi piaccia o no, è uno degli ingredienti fondamentali di questo libro. Assolutamente spiritoso e brillante, questo libro riconferma che Green è un genio nello scrivere romanzi di formazione. 
Lo amo, non posso più negarlo. u.u

Trama:
Da quando ha l'età per essere attratto da una ragazza, Colin, ex bambino prodigio, forse genio matematico forse no, fissato con gli anagrammi, è uscito con diciannove Catherine. E tutte l'hanno piantato. Così decide di inventare un teorema che preveda l'esito di qualunque relazione amorosa. E gli eviti, se possibile, di farsi spezzare il cuore un'altra volta. Tutto questo nel corso di un'estate gloriosa, passata con l'amico Hassan, a scoprire posti nuovi, persone bizzarre di tutte le età, ragazze speciali che hanno il gran pregio di non chiamarsi Catherine.





Valutazione


Recensione:

Secondo romanzo di John Green, ben lontano dal suo predecessore Cercando Alaska, punta tutto sull'ironia pur sviluppando tematiche profonde e spunti di riflessione. Se siete rimasti scioccati (?) da Cercando Alaska o Colpa Delle Stelle e non volete più leggere neanche un libro di questo autore perché vi fa soffrire troppo, con Teorema Catherine potrete ricredervi. Parola di girl-scout, ho riso con le lacrime agli occhi più di una volta, oltre ad aver avuto un attacco di ridarola con Kala mentre leggevamo una parte del libro insieme.


I libri gli piacevano tutti, perché gli piaceva il semplice atto di leggere, la magia di trasformare dei segni su una pagina in parole nella sua mente.
Ovviamente questo è un romanzo di formazione e di conseguenza nel corso della storia vediamo il protagonista, Colin, maturare e rendersi conto che alla fine una formula matematica non potrà mai risolvere i problemi della vita reale con tutte le sue eccezioni. 
E quando Hassan scoprì il suo full, Colin all’improvviso capì: si può trovare un teorema che spiega perché si vince o si perde una mano di poker, ma non uno che dice se si vincerà o perderà nel futuro. […] In quel momento il futuro – indefinibile da qualsivoglia teorema matematico o altro – si stendeva di fronte a Colin: infinito, inconoscibile e bellissimo.”
Colin mi piace un sacco come personaggio; so di essere strana io, ma tutte le volte che Hassan, il suo migliore amico, lo ferma dicendogli che i suoi aneddoti non sono interessanti, io ci rimango male perché li trovo interessantissimi! Fortuna che l'autore ce li racconta in piccole noticine in fondo al libro (lo sapete che Tesla era innamorato di un piccione?).
Colin è un bambino prodigio, ma non un genio e questo gli pesa molto. John Green attraverso Colin analizza le ansie e le frustrazioni tipiche a cui sono soggetti quei bambini troppo precoci, i quali vengono costantemente pressati dalla famiglia e la società. La verità è che un bambino prodigio non ha più possibilità di qualunque bambino con un buon cervello di vincere un Nobel o altri prestigiosi premi.
Un'altra peculiarità (se così si può chiamare) del protagonista è la sua fissazione con le Catherine. Già, perché Colin nella sua vita ha avuto diciannove fidanzatine e TUTTE si chiamavano Catherine.
In materia di donne (e nel caso di Colin era una materia molto importante), tutti hanno un tipo. Il tipo di Colin Singleton non era fisico ma linguistico: a lui piacevano le Catherine. Non le Cathy, Katie, Kitty, Rynn; Trina, Kay, Cate o, Dio ci scampi, le Katherine. Le C-A-T-H-E-R-I-N-E. Aveva avuto diciannove storie. E tutte con ragazze che si chiamavano Catherine. E tutte - nessuna esclusa - l'avevano mollato. 
Un altro personaggio caratterizzante in questo libro, è il paffuto e musulmano migliore amico di Colin, Hassan. Hassan è il giusto contrappeso di Colin; insieme si equilibrano e si completano. Da una parte c'è Hassan, il quale non prende mai la vita sul serio, dall'altra c'è Colin, il quale prede tutto troppo sul serio. L'amicizia tra i due è molto realistica e credibile, i tipici due adolescenti asociali che girano sempre insieme ma non si diranno mai che si vogliono bene.
A questi due si aggiungerà Lindsey Lee Wells (Green deve avere una passione per i secondi nomi) e il suo gruppo di amici "in", decisamente lontani dal mondo di Colin e Hassan. Le loro dinamiche offriranno al lettore la ormai celebre visione distorta degli adolescenti americani, ovvero la divisione in "caste". Questo è un tema tipico del romanzo di formazione, ma forse non lo si ripete mai abbastanza che questi fenomeni sono assurdi e irregionevoli, e che ogni persona è a sé e non può essere etichettata come un plico di fogli in un archivio.


La matematica.
Ve l'ho già detto prima, non c'è da spaventarsi! Fidatevi, senza matematica questo libro non sarebbe stato nulla di originale. Forse sono un po' di parte facendo uno scientifico, ma alla fine tutto il romanzo si basa sulla formulazione di un teorema e senza matematica non c'è teorema. In ogni caso, in fondo al libro c'è un appendice scritta dal matematico Daniel Biss, il quale ha aiutato John Green nella creazione di questo libro.
Sì, l'ho letta e l'ho adorata. u.u

In conclusione, vi consiglio questo libro perché 1) è scritto dal mio idolo John Green (dunque è scritto in maniera semplicemente incredibile) 2) fa sbellicare dalle risate, 3) è la dimostrazione che la matematica può essere una figata.
Dopo questo elogio a John Green vi saluto e vi auguro una buona lettura!


Nanw.

venerdì 7 marzo 2014

Cercando Alaska - John Green

17:39 0
'Giorno! Pian piano riesco a rimettermi in pari con tutte le recensioni che mi sono lasciata indietro. Questo è il turno di Cercando Alaska di John Green. Amo particolarmente questo autore, mi piace molto come scrive e mi sono totalmente e incondizionalmente innamorata del suo libro Colpa Delle Stelle.


Trama:
Miles Halter, sedici anni, colto e introverso, comincia a frequentare un'esclusiva prep school dell'Alabama. Qui lega subito con Chip, povero e brillantissimo, ammesso alla scuola grazie a una borsa di studio, e con Alaska Young, divertente, sexy, attraente, avventurosa studentessa di cui tutti sono innamorati. Insieme bevono, fumano, stanno svegli la notte e inventano scherzi brillanti e complicati. Ma Miles non ci mette molto a capire che Alaska è infelice, [attenzione spoiler nella trama] e quando lei muore schiantandosi in auto vuole sapere perché. È stato davvero un incidente? O Alaska ha cercato la morte?


Valutazione

Recensione:

Iniziamo con il mio elogio a John Green: come sempre si è dimostrato all'altezza delle aspettative. Green ha l'incredibile capacità di parlare di argomenti profondi e delicati senza cadere nella banalità. Lo fa in una maniera naturale, non sembra una storia inventata dal nulla, ma hai la sensazione che ogni singola azione, ogni singola parola, possa accadere realmente.
Il libro racconta una parte importante della vita di Miles, tipico adolescente con problemi di socialità. Miles parte alla ricerca del suo Grande Forse e si iscrive alla scuola superiore di Culver Creek, lontano dai suoi genitori e dalla sua anonima vita.


«Ecco, c'è questo signore» dissi, affacciandomi alla soglia del salotto. «François Rabelais. Poeta. E le sue ultime parole sono state: "Vado a cercare un Grande Forse." Ecco perché voglio andare via. Così non dovrò aspettare di essere in punto di morte per mettermi in cerca di un Grande Forse.»



Alla Culver Creek fa conoscenza con il Chip (alias Colonnello), Takumi e Alaska. Anche se questo genere di adolescenti sono molto lontani da quelli che frequento io (ho degli amici noiosi che non cambierei per nulla al mondo!), non mi sento di giudicare male il libro per questo. I personaggi creati dall'autore sono realisti, ognuno di loro ha la sua peculiarità, il suo grande pregio ma anche il suo grande difetto e per quanto possano starti antipatici, di persone così ne è pieno il mondo. Il Colonnello è leale e fedele ma il suo QI più alto della media e la sua irascibilità lo allontanano dai suoi coetanei; Takumi è gentile (e rappa meglio di qualsiasi giapponese), però non ha detto la verità fino alla fine; Alaska è il personaggio più enigmatico della storia, lunatica, piena di vita ma con delle cicatrici profonde dentro di sé. Lei è il centro della storia, lei è uno dei Grandi Forse della vita di Miles. Un personaggio complesso, un minuto prima è una persona e quello dopo un'altra completamente diversa. 


Così. Da cento a zero in un nanosecondo. Avevo una voglia matta di stendermi accanto a lei sul divano, abbracciarla e dormire. Niente scopate da pornofilm, nemmeno sesso. Solo dormire insieme, nel senso più innocente del termine. Ma mi mancava il coraggio, lei aveva un ragazzo, io ero una frana e lei una fata, e io ero ingaribilmente noioso e lei infinitamente affascinante. Così me ne tornai nella mia stanza e crollai sul letto, pensando che se gli esseri umani fossero precipitazioni atmosferiche, io sarei una pioggerella e lei un ciclone.

Se non volete sapere lo spoilerone del libro (c'è scritto anche nella trama ufficiale, quindi io ne parlerò comunque in questa recensione) non andate avanti a leggere. Io vi ho avvertiti!
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Il libro si spacca in due: i giorni prima e i giorni dopo la morte di Alaska. In questo modo si ha un completo cambio di direzione: nella prima parte si conoscono i personaggi e si segue la loro storia per capire chi starà con chi, chi ha fatto cosa e come mai Alaska sia una psicopatica. Nella seconda parte invece ci si concentra di più sul mistero dietro la morte della ragazza, sui sensi di colpa degli amici e su come mai Alaska sia una psicopatica. ù.ù


Ora, io credo che noi siamo qualcosa di più della somma delle nostre parti. Se prendiamo il codice genetico di Alaska, e ci aggiungiamo le sue esperienze, i rapporti che ha avuto con gli altri, la forma e le dimensioni del suo corpo, non otteniamo Alaska. C'è dell'altro, qualcosa di completamente altro. C'è una parte di lei più grande della somma delle parti che di lei conosciamo. E quella parte dev'essere in qualche posto, perché non si può distruggere.

Mi sono piaciuti molto i riferimenti letterari (i libri sono la passione di Alaska e li conserva tutti nella sua Biblioteca della Vita) e religiosi (soprattutto del burbero professor Hyde e di Miles).





Quando gli adulti, con lo stupido sorriso di chi crede di saperla lunga, dicono "I giovani si credono invincibili", non sanno quanto hanno ragione. La disperazione non fa per noi, perché niente può ferirci irreparabilmente. Ci crediamo invincibili perché lo siamo. Non possiamo nascere, e non possiamo morire. Come l’energia possiamo solo cambiare forma, dimensioni, manifestazione. Gli adulti, invecchiando, lo dimenticano. Hanno una gran paura di perdere, di fallire. Ma quella parte di noi che è più grande della somma delle nostre parti non ha un inizio e non ha una fine, e dunque non può fallire.

In conclusione, vi consiglio questo libro. E' un romanzo di formazione, sì, tuttavia contienbe delle riflessioni davvero profonde che valgono la pena di essere affrontate.
Scusate per tutte queste citazioni, ma sono convinta che John Green sia un autore che non puoi fare a meno di citare!

Nanw.


giovedì 6 febbraio 2014

Colpa Delle Stelle - John Green

17:54 0
Il momento è arrivato. Oggi vi parlo di un libro che mi ha preso il cuore, lo ha accartocciato, lo ha fatto a pezzettini e poi lo ha buttato i mezzo alla strada. 
Vi sto parlando di Colpa Delle Stelle, fenomeno senza precedenti che ha spopolato ancor prima di essere pubblicato.

Trama:
Hazel ha sedici anni, ma ha già alle spalle un vero miracolo: grazie a un farmaco sperimentale, la malattia che anni prima le hanno diagnosticato è ora in regressione. Ha però anche imparato che i miracoli si pagano: mentre lei rimbalzava tra corse in ospedale e lunghe degenze, il mondo correva veloce, lasciandola indietro, sola e fuori sincrono rispetto alle sue coetanee, con una vita in frantumi in cui i pezzi non si incastrano più. Un giorno però il destino le fa incontrare Augustus, affascinante compagno di sventure che la travolge con la sua fame di vita, di passioni, di risate, e le dimostra che il mondo non si è fermato, insieme possono riacciuffarlo. Ma come un peccato originale, come una colpa scritta nelle stelle avverse sotto cui Hazel e Augustus sono nati, il tempo che hanno a disposizione è un miracolo, e in quanto tale andrà pagato. 

Valutazione:      |:)| |:)| |:)| |:)| |:)| |:)|

Recensione:

Ormai era più di un anno che il pdf di questo libro giaceva nel mio Kindle in attesa di essere letto, ma non avevo mai il coraggio di iniziarlo. Mi rattristavo a leggere la trama, figuriamo ci il resto del libro! Poi, un paio di settimane fa ormai, ho visto il farmato cartaceo in libreria e mi sono decisa a prenderlo e leggerlo. Finito in sì e no 4 ore, questo è in assoluto uno dei miei libri preferiti, e penso lo abbiate già capito dai sei smile sopra.
Un romanzo in grado di farti aprire gli occhi e vedere che il mondo non è tutto rose e fiori, ma che nonostante ciò la speranza c'è ancora.



Ma Gus, amore mio, non riesco a dirti quanto ti sono grata per il nostro piccolo infinito. Non lo cambierei con niente al mondo. Mi hai regalato un per sempre dentro un numero finito, e di questo ti sono grata. 

E' davvero difficile parlarvi di questo libro. Sento di non saper trasmettere pienamente le emozioni che ho provato leggendolo, di non riuscire a descriverne la grandezza. Non voglio sminuire questo libro parlandovi dei personaggi, dello stile e della trama (che ho trovato perfetti), trovo che non renderebbe giustizia alla storia. 
Già dalle prime pagine, John Green ha previsto che effetto mi avrebbe fatto il suo libro:

A volte leggi un libro e ti riempie di uno strano zelo evangelico che ti convince che il mondo frantumato che ti circonda non potrà mai ricomporsi a meno che, o fino a quando, tutti gli esseri umani non avranno letto quel libro. E poi ci sono libri come Un'imperiale afflizione, di cui non puoi parlare con l'altra gente, libri così speciali e rari e tuoi che sbandierare il tuo amore per loro sembrerebbe un tradimento.  


Mi sento esattamente come si sente Hazel di fronte ad Un'Imperiale Afflizione: non posso parlarvene perché sarebbe come tradire l'amicizia che si è creata tra me e questo libro.
L'unica cosa che posso dirvi è: LEGGETE QUESTO LIBRO! Lo so che fa soffrire (davvero, ho pianto per 6 capitoli di fila), lo so che poi per una settimana o più non riesci a pensare ad altro, ma davvero ne vale la pena. Sa far piangere, ridere, piangere e ridere insieme! ...insomma, penso che un libro in grado di farti provare così tante emozioni in una volta sola sia prezioso e raro e, in quanto tale, speciale.

Vi lascio qualche citazione dal libro (ce ne sarebbero molte di più ma non voglio fare spoiler) e spero che troviate anche voi il coraggio di fare una lettura emotivamente impegnativa, ma assolutamente stupenda.

«Sono innamorato di te, e non sono il tipo da negare a me stesso il semplice piacere delle cose vere. Sono innamorato di te, e so che l'amore non è che un grido nel vuoto, e che l'oblio è inevitabile, e che siamo tutti dannati e che verrà un giorno in cui tutti i nostri sforzi saranno ridotti in polvere, e so che il sole inghiottirà l'unica terra che avremo mai, e sono innamorato di te.»





«Non ti uccidono, se non le accendi» ha detto mentre la mamma fermava l’auto praticamente attaccata al cordolo. «E non ne ho mai accesa una. È una metafora, sai: ti metti la cosa che uccide fra i denti, ma non le dai il potere di farlo.»

«È una metafora» ho detto, dubbiosa. La mamma temporeggiava.
«Proprio così, una metafora» ha detto lui.

 «E quindi tu ti comporteresti in un modo rispetto a un altro sulla base delle risonanze metaforiche…» ho detto.

«Oh, sì.» Ha sorriso. Il suo sorriso largo, quello vero, quello buffo. «Sono un devoto credente nella metafora, Hazel Grace.»

 "Mi sono innamorata così come si ci addormenta: piano piano, e poi tutto in una volta. Mi piaceva Augustus Waters. Mi piaceva proprio ma proprio tanto. Mi piaceva la sua voce. Mi piaceva che avesse fatto tiri liberi esistenzialmente pregni. Mi piaceva che fosse un docente del Dipartimento di Sorrisi Leggermente Truffaldini con una nomina presso il Dipartimento dell'Avere Una Voce Che Fa Sentire la mia Pelle come una Vera Pelle".

La gente dirà che è una cosa triste lasciare una cicatrice più piccola, che saranno in pochi a ricordarla, che sarà stata amata in modo profondo, ma non a vasto raggio. Ma non è triste, Van Houten. E' magnifico. E' eroico. Non è questo il vero eroismo? Come dicono i medici: primo, non fare del male.


Questo è ciò che più mi disturba, essere un'altra immemorata vittima dell'antica e ingloriosa guerra contro la malattia.
Io voglio lasciare un segno.


Hazel è diversa. Lei cammina leggera, vecchio mio. Lei cammina con passo leggero sulla terra. Hazel conosce la verità: la probabilità che abbiamo di ferire l'universo è pari a quella che abbiamo di aiutarlo, ed è molto probabile che non faremo né l'una né l'altra cosa.



 "Okay" ha detto lui dopo un'eternità.
"Forse okay sarà il nostro sempre."
"Okay" ho detto.




Nanw.