giovedì 3 aprile 2014

Teorema Catherine - John Green

C140! Oggi è tempo di numeri e un po' di matematica. No, non scappate, non ho intenzione di spiegarvi gli integrali! Tuttavia non posso mentirvi, in questo libro c'è la matematica (molto semplice, ve lo assicuro) e, che vi piaccia o no, è uno degli ingredienti fondamentali di questo libro. Assolutamente spiritoso e brillante, questo libro riconferma che Green è un genio nello scrivere romanzi di formazione. 
Lo amo, non posso più negarlo. u.u

Trama:
Da quando ha l'età per essere attratto da una ragazza, Colin, ex bambino prodigio, forse genio matematico forse no, fissato con gli anagrammi, è uscito con diciannove Catherine. E tutte l'hanno piantato. Così decide di inventare un teorema che preveda l'esito di qualunque relazione amorosa. E gli eviti, se possibile, di farsi spezzare il cuore un'altra volta. Tutto questo nel corso di un'estate gloriosa, passata con l'amico Hassan, a scoprire posti nuovi, persone bizzarre di tutte le età, ragazze speciali che hanno il gran pregio di non chiamarsi Catherine.





Valutazione


Recensione:

Secondo romanzo di John Green, ben lontano dal suo predecessore Cercando Alaska, punta tutto sull'ironia pur sviluppando tematiche profonde e spunti di riflessione. Se siete rimasti scioccati (?) da Cercando Alaska o Colpa Delle Stelle e non volete più leggere neanche un libro di questo autore perché vi fa soffrire troppo, con Teorema Catherine potrete ricredervi. Parola di girl-scout, ho riso con le lacrime agli occhi più di una volta, oltre ad aver avuto un attacco di ridarola con Kala mentre leggevamo una parte del libro insieme.


I libri gli piacevano tutti, perché gli piaceva il semplice atto di leggere, la magia di trasformare dei segni su una pagina in parole nella sua mente.
Ovviamente questo è un romanzo di formazione e di conseguenza nel corso della storia vediamo il protagonista, Colin, maturare e rendersi conto che alla fine una formula matematica non potrà mai risolvere i problemi della vita reale con tutte le sue eccezioni. 
E quando Hassan scoprì il suo full, Colin all’improvviso capì: si può trovare un teorema che spiega perché si vince o si perde una mano di poker, ma non uno che dice se si vincerà o perderà nel futuro. […] In quel momento il futuro – indefinibile da qualsivoglia teorema matematico o altro – si stendeva di fronte a Colin: infinito, inconoscibile e bellissimo.”
Colin mi piace un sacco come personaggio; so di essere strana io, ma tutte le volte che Hassan, il suo migliore amico, lo ferma dicendogli che i suoi aneddoti non sono interessanti, io ci rimango male perché li trovo interessantissimi! Fortuna che l'autore ce li racconta in piccole noticine in fondo al libro (lo sapete che Tesla era innamorato di un piccione?).
Colin è un bambino prodigio, ma non un genio e questo gli pesa molto. John Green attraverso Colin analizza le ansie e le frustrazioni tipiche a cui sono soggetti quei bambini troppo precoci, i quali vengono costantemente pressati dalla famiglia e la società. La verità è che un bambino prodigio non ha più possibilità di qualunque bambino con un buon cervello di vincere un Nobel o altri prestigiosi premi.
Un'altra peculiarità (se così si può chiamare) del protagonista è la sua fissazione con le Catherine. Già, perché Colin nella sua vita ha avuto diciannove fidanzatine e TUTTE si chiamavano Catherine.
In materia di donne (e nel caso di Colin era una materia molto importante), tutti hanno un tipo. Il tipo di Colin Singleton non era fisico ma linguistico: a lui piacevano le Catherine. Non le Cathy, Katie, Kitty, Rynn; Trina, Kay, Cate o, Dio ci scampi, le Katherine. Le C-A-T-H-E-R-I-N-E. Aveva avuto diciannove storie. E tutte con ragazze che si chiamavano Catherine. E tutte - nessuna esclusa - l'avevano mollato. 
Un altro personaggio caratterizzante in questo libro, è il paffuto e musulmano migliore amico di Colin, Hassan. Hassan è il giusto contrappeso di Colin; insieme si equilibrano e si completano. Da una parte c'è Hassan, il quale non prende mai la vita sul serio, dall'altra c'è Colin, il quale prede tutto troppo sul serio. L'amicizia tra i due è molto realistica e credibile, i tipici due adolescenti asociali che girano sempre insieme ma non si diranno mai che si vogliono bene.
A questi due si aggiungerà Lindsey Lee Wells (Green deve avere una passione per i secondi nomi) e il suo gruppo di amici "in", decisamente lontani dal mondo di Colin e Hassan. Le loro dinamiche offriranno al lettore la ormai celebre visione distorta degli adolescenti americani, ovvero la divisione in "caste". Questo è un tema tipico del romanzo di formazione, ma forse non lo si ripete mai abbastanza che questi fenomeni sono assurdi e irregionevoli, e che ogni persona è a sé e non può essere etichettata come un plico di fogli in un archivio.


La matematica.
Ve l'ho già detto prima, non c'è da spaventarsi! Fidatevi, senza matematica questo libro non sarebbe stato nulla di originale. Forse sono un po' di parte facendo uno scientifico, ma alla fine tutto il romanzo si basa sulla formulazione di un teorema e senza matematica non c'è teorema. In ogni caso, in fondo al libro c'è un appendice scritta dal matematico Daniel Biss, il quale ha aiutato John Green nella creazione di questo libro.
Sì, l'ho letta e l'ho adorata. u.u

In conclusione, vi consiglio questo libro perché 1) è scritto dal mio idolo John Green (dunque è scritto in maniera semplicemente incredibile) 2) fa sbellicare dalle risate, 3) è la dimostrazione che la matematica può essere una figata.
Dopo questo elogio a John Green vi saluto e vi auguro una buona lettura!


Nanw.

2 commenti:

  1. Bell recensione!^^ Mi erano piaciuti molto Colpa delle Stelle e Cercando Alaska, ma dopo questi non pensavo che John Green ne avesse fatto uno dove la storia non finisce male! :') Comunque mi sembra molto carino e mi ci è voluto davvero molto per non compare sia questo sia Città di Carta in libreria! xD Forse è solo una mia impressione ma Colin e Hassan mi fanno pensare a Ciccio e il Colonnello. :')

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    1. Sì ho trovato la stessa somiglianza, così come in Will Ti Presento Will e in Città di Carta. Penso proprio che siano autobiografici quei personaggi!

      Nanw.

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